Il mercato del paese.

Tante bancherelle popolavano la Piazza contornata da portici, tra lo schiamazzo dei venditori. Oltre al cibo si potevano trovare gli articoli in legno delle canolare, le donne che venivano dal Trentino: tavole per la polenta, mestoli di legno e il “canol”, una canna chiusa ad una estremità che le donne appendevano alla cintura per infilarvi i ferri da calza.

Ogni tanto la folla si apriva per lasciar passare i “zigagni”, i “magnan”, che tiravano i cavalli per le briglie per radunarsi poi tutti insieme in un angolo del mercato; le loro donne avevano costumi variopinti, e qualcuna tendeva la mano con discrezione per ricevere un’elemosina, quasi sempre spontanea. Erano conosciuti come mercanti di ottime bestie e di paioli di rame, ed erano rispettati. I loro costumi sgargianti, i teli bianchi delle bancherelle e i riflessi abbaglianti delle pentole di rame coloravano tutto il mercato, mentre gli odori degli ortaggi, del bestiame e degli uomini diventavano più forti col passare delle ore e col dardeggiare del sole.